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Premio Biella Letteratura e Industria, edizione 2011: vince Edoardo Nesi con Storia delle mia gente

Dibattito dal tema "Cultura ed Economia: quali contributi per il futuro dell'industria in Italia?"

 
 

Video integrale della cerimonia di premiazione Premio Biella 2011

 

  
La decima edizione del Premio Biella Letteratura e Industria è giunta alla fase finale: venerdì 18 novembre, presso l'Auditorium di Città Studi Biella ha avuto luogo la cerimonia di premiazione dei vincitori e un dibattito dal tema "Cultura ed Economia: quali contributi per il futuro dell'industria in Italia?".
Il Premio Biella Letteratura e Industria è promosso da Città Studi Biella, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, la Regione Piemonte, il Comune e la Provincia di Biella, l'Unione Industriale Biellese e l'associazione L'Uomo e L'Arte. 
 

Il Premio Biella Letteratura e Industria, suddiviso alternativamente nei due settori "Narrativa" e "Saggistica", è destinato ad un'opera edita di autore italiano che descriva o analizzi momenti e modelli di trasformazione della società italiana con riferimento generale alla realtà socioeconomica e specifico alla cultura industriale.
Letteratura e Industria" fu, all'inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, il tema di un lungo dibattito proposto dalla rivista di Vittorini e Calvino "Il Menabò". Il Premio Biella Letteratura e Industria è l'unico in Italia che riprenda questo itinerario ed è nato con la precisa finalità di indagare i complessi rapporti tra due mondi apparentemente distanti: quello delle arti e quello dello sviluppo e del progresso industriale.
 
La decima edizione del Premio è destinata ad un'opera di narrativa: romanzo, racconto, diario, autobiografia, reportage di autore italiano (o straniero in traduzione italiana), pubblicata tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010. La giuria è composta da Pier Francesco Gasparetto (presidente), Claudio Bermond (docente universitario), Milva Maria Cappellini (saggista), Luciano Gallino (sociologo), Sergio Givone (docente universitario), Giuseppe Lupo (saggista), Marco Neiretti (ricercatore storico), Sergio Pent (scrittore) e Alessandro Zaccuri (scrittore).
 
Relatori d'eccezione al dibattito: l'amministratore pubblico Sergio Chiamparino, lo scrittore Edoardo Nesi e l'imprenditore Roberto Belloli (strenuo difensore del Made in Italy). 
 
Ai saluti di benvenuto di Luigi Squillario, Presidente di Città Studi, e di Paolo Piana, Presidente del Premio Biella Letteratura e Industria, è seguita la consegna dei riconoscimenti assegnati ai finalisti.
Premio della Giuria dei lettori, edizione 2011, all'opera di Sebastiano Nata, Il valore dei giorni, edita da Feltrinelli.
Il romanzo Milano non esiste (Edizioni Hacca) di Dante Maffìa è stato insignito del Premio della Giuria formata dai detenuti della Casa Circondariale di Biella.  Per la prima volta in Italia, all'interno di un carcere è stata istituita una vera e propria giuria che si è espressa votando i finalisti di un Premio letterario nazionale. A presentare il gruppo di lettura, la direttrice della casa Circondariale di Biella, Antonella Giordano.
Lo scrittore Antonio Pennacchi (Premio Strega 2010 con Canale Mussolini), ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria per il romanzo Mammut - la classe operaia in crisi, edito da Mondadori.
La parola è passata, quindi, al vincitore della decima edizione del Premio Biella Letteratura e Industria: l'imprenditore pratese, già Premio Strega 2011, Edoardo Nesi con Storia della mia gente, edito da Bompiani.  Un romanzo che è storia personale e collettiva al tempo stesso, testimonianza degli ultimi decenni di vita di una provincia produttiva sacrificata alla globalizzazione.
 

 

PREMI CONSEGNATI:

 

Premio Giuria lettori: oggetto d'arte di Ugo Nespolo
Premio speciale giuria: oggetto d'arte di Ugo Nespolo
Premio Giuria Casa Circondariale: trittico di Fenoglio
Premio al vincitore: 6.000 €
Premio ai 5 Finalisti: 1000 €

 

 

VINCITORE DEL PREMIO BIELLA LETTERATURA INDUSTRIA 2011:

 

Edoardo Nesi
Storia della mia gente
Bompiani

 

 Un sistema industriale ormai indebolito, il tessile; un triste viale del tramonto in cui è costretta una città, Prato, nel racconto tormentato di chi è stato tra i protagonisti nella sua città e nella sua economia industriale. Così, in "Storia della mia gente" Edoardo Nesi, industriale e scrittore,  percorre la sua vita, partendo dagli anni giovanili negli Stati Uniti, trascorsi nei campus universitari, viaggiando, amando la musica, leggendo. Dopo l'America, il ritorno definitivo a Prato, l'immersione nella vita quotidiana, nella routine, a continuare la secolare vicenda dell'azienda di famiglia, "Lanificio T.O. Nesi & Figli S.p.A".  Fin dagli anni Sessanta i Nesi si erano specializzati nella produzione di due tipologie di tessuti da cappotto, con lo sbocco più remunerativo sul mercato tedesco. Negli anni Ottanta, nonostante qualche difficoltà congiunturale, il Lanificio Nesi continuava a prosperare. "Immaginate un'azienda che fabbrica solo un determinato prodotto e, se soffre di un problema è quello di non riuscire a produrne abbastanza", sottolinea Edoardo. Nell'azienda diventa presto abile conoscitore dei problemi, innovatore di procedure. Va e viene dall'estero, consolida i migliori risultati; eppure la vocazione dello scrittore non lo lascia, anzi spera che un giorno o l'altro di fare "solo lo scrittore". Tra gli anni Novanta e il Duemila irrompe la mondializzazione. Edoardo Nesi analizza criticamente gli sconvolgenti passaggi, la caduta dell'antico lanificio a ciclo completo, del manifatturiero del Made in Italy; e  polemizza con gli economisti che vivono nel mondo delle teorie, che prospettano, dopo la tempesta, un illusorio futuro di ripresa. Che non ci sarà sulle macerie dell' "età dell'oro", l'oro del lavoro sicuro, della piena occupazione, della massimizzazione dei fattori produttivi. Il rapporto con il mercato è ormai decaduto: dalla trattativa diretta, in cui l'imprenditore era protagonista, si è scesi nell'inferno delle "aste", che annichilisce e dequalifica prodotti ed aziende. La liberalizzazione del commercio mondiale ha spalancato le porte alla Cina: dapprima  l'invasione dei prodotti, poi l'arrivo di produttori. Frattanto i Nesi hanno venduto l'azienda. Edoardo tristemente commenta: "Sono rimasto solo e stringo in pugno una copia dell'atto che abbiamo appena firmato, e la testa mi risuona delle parole su New York che Fitzgerald scrisse nel 1929, in piena depressione: Perciò lascio, ora, la mia città perduta. Non sussurra più di fantastici successi ed eterna giovinezza. Tutto è perso, salvo il ricordo". D'ora in poi sarà scrittore, narratore "a tempo pieno".
                                                                                                                                            
Marco Neiretti

 
 
Edoardo Nesi ha pubblicato con Bompiani Fughe da fermo (1995), Ride con gli angeli (1996), Rebecca (1999), Figli delle stelle (2001), L'età dell'oro (2004, Premio Bruno Cavallini, Finalista Premio Strega 2005) e Per sempre (2007). Ha scritto e diretto il film Fughe da fermo (2001).
 

Storia della mia gente racconta dell'illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d'economisti ispirate solo dall'arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l'immane tornado della globalizzazione.
Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l'autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell'uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.