

Il rapporto tra letteratura e industria nel Novecento ha dato luogo a una vera e propria letteratura di fabbrica con una fase iniziale che può trovare un punto di riferimento nel romanzo di Carlo Bernari, Tre operai (1934), e che prende quota nel periodo della ricostruzione (dal 1945 al 1955) e del boom economico.
L'industria diventa l'elemento dirompente nell'osservazione sociologica e antropologica dell'Italia moderna (come testimonia il «menabò 3», 1961, dedicato al rapporto tra letteratura e industria): crea lavoro e benessere, ma fomenta alienzione e nevrosi. Nel 1957 la narrativa di fabbrica entra nel vivo delle questioni con due libri usciti nei «Gettoni» di Vittorini (Einaudi): i racconti di Luigi Davì, Gimkhana-Cross, rappresentano una vita di fabbrica (la Fiat) in forma picaresca e avventurosa; il romanzo di Ottiero Ottieri, Tempi stretti, invece affronta il tema da una prospettiva sociologica.
C'è poi una piccola tradizione legata all'esperienza della Olivetti, in cui la fabbrica viene raccontata come modello di civiltà - in particolare la fabbrica olivettiana, nei romanzi di Ottiero Ottieri, Donnarumma all'assalto (1959) e di Paolo Volponi Memoriale (1962). I romanzi di Ottieri e Volponi sono romanzi di nevrosi, con personaggi dominati dalla follia, che osservano il fenomeno dal basso, cioè dalla prospettiva operaia. Ma la situazione non muta se il "sistema olivettiano" viene osservato dall'alto, dal punto di vista dei dirigenti: Il congresso (1963) di Libero Bigiaretti e L'amore mio italiano (1963) di Giancarlo Buzzi narrano due tipi di realtà figlie dell'ipocrisia e dell'inquietudine morale. Lucio Mastronardi e Luciano Bianciardi hanno analizzato nei loro romanzi Il calzolaio di Vigevano e La vita agra i processi di alienazione sociale prodotti dal neocapitalismo.
In Vogliamo tutto (1971) di Nanni Balestrini la fabbrica (la Fiat in particolar modo) diventa luogo di conflitto, durante la stagione dell'autunno caldo (1969), in cui le lotte operaie fanno da prologo al terrorismo. Il romanzo di fabbrica, all'altezza degli anni Settanta, modifica la sua prospettiva: non analizza più il lavoro industriale, ma la condizione operaia e quindi la sua rivolta, come anche in Tuta blu (1978) di Tommaso Di Ciaula.
Negli ultimi decenni del secolo, non esiste più la fabbrica, ma l'azienda e la letteratura della post-fabbrica racconta la fine del mondo industriale. Il romanzo emblematico di questa stagione è La dismissione (2002) di Ermanno Rea, che racconta la fase di smantellamento dell'Ilva di Bagnoli.
Proprio Ermanno Rea è stato il vincitore di una delle ultime edizioni del premio.
I vincitori delle precedenti edizioni:
- 2001 Giorgio Bocca, Il secolo sbagliato, Mondadori
Premio speciale a: Edmondo Berselli, Canzoni, Il Mulino
- 2002 Giorgio Soavi, Adriano Olivetti. Una sorpresa italiana, Rizzoli
Premio speciale a: Alberto e Giovanni Pirelli, Legami e conflitti. Lettere 1931 1965, Archinto
- 2003 Ermanno Rea, La dismissione, Rizzoli
- 2004 Alessandro Zaccuri, Milano, la città di nessuno, L'ancora del Mediterraneo
- 2005 Raffaele Nigro, Malvarosa, Rizzoli
Anche i cinque finalisti di questa edizione del Premio portano avanti il discorso su Letteratura e industria, seguendolo nelle nuove direzioni e negli sviluppi che lo caratterizzano, come indicato per ciascuno dei finalisti dalle motivazioni dei giurati (allegate di seguito).
Il Premio speciale 2007 della Giuria al libro di Carlo Caracciolo, focalizza l'attenzione sul mondo dell'editoria e della comunicazione come nuova prospettiva di riflessione e come testimonianza fondamentale sul rapporto tra letteratura e mondo dell'industria nel corso del Secondo Novecento, come indicato dalla motivazione del Presidente del Premio (allegata di seguito).
Già in passato il Premio Biella Letteratura e industria e Città Studi Biella hanno organizzato una serie di conferenze dedicate ai protagonisti del rapporto letteratura e industria nel corso del Novecento:
«Rileggendo Primo Levi» di Marco Belpoliti, nel 2001
«Lucio Mastronardi» di Giancarlo Ferretti, nel 2002
«La vita agra di Luciano Bianciardi» di Giuseppe Bonura, nel 2003
«Utopia e allegoria nel Memoriale di Volponi» di Giuseppe Lupo, nel 2004
«Ottiero Ottieri oltre la letteratura» di Massimo Onofri, nel 2005.